25 marzo 2020

Riflessioni dalla Lombardia a margine del coronavirus

A distanza di un mese dall'esplosione della crisi, la Lombardia appare totalmente senza controllo.
Da un lato, un assessore regionale molto più interessato a farsi propaganda elettorale in vista delle prossime elezioni comunali di Milano piuttosto che a coordinare piani di intervento per la popolazione e un presidente di Regione sempre in bilico tra l'analisi della terrificante realtà e il non poter ammettere che il "modello Lombardia" nella Sanità è un fallimento totale; dall'altro un Governo che dà tutto in mano a un inadatto, per non dire incompetente, commissario straordinario, attento solo ai "fatti di Roma" e totalmente insofferente a occuparsi di malati, medici in trincea, vecchi che muoiono.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
I medici sul campo, sia quelli ospedalieri che i medici di base, sono costretti a implorare aiuto all'estero, vittime di una strage dovuta alla mancanza di un qualsivoglia piano di emergenza e di protocolli di intervento all'insorgere di un'epidemia.
La popolazione lombarda è lasciata al proprio destino: se sei vecchio (chi lo stabilisce poi?) puoi tranquillamente morire soffocato a casa tua, dopo aver infettato tutti i conviventi; se sei meno vecchio puoi anche avere la febbre a 39 per 5 giorni ma, in assenza di altri sintomi, il tampone non lo vedrai mai. Se invece sei uno che conta, il tampone lampo è assicurato e, nel caso infausto, un posto al S.Raffaele si trova immediatamente, garantito.
Ne verremo fuori anche in Lombardia, prima o poi, ma non credo che saremo migliori.
Anzi.

23 luglio 2018

Santo subito?


I “coccodrilli” anticipati con cui politici e media stanno intasando l’informazione sul destino di Marchionne sono alquanto esaustivi sulla ormai conclamata pochezza del dibattito politico in Italia.

Fa specie sentire Di Maio, che fino allo scorso anno ne diceva di ogni contro l’AD di FCA, tesserne le lodi e criticare le voci fuori dal coro.
Fa specie sentire Renzi & Co. (Farinetti, sindacati conniventi, etc.), responsabili quanto Marchionne del declino dello stato lavorativo degli operai italiani, innalzarlo a modernizzatore e precursore di una nuova era di benessere.
Marchionne è stato un abile manager che sapeva trafficare in borsa e con la finanza in generale. E’ stato il manager con il più alto differenziale tra la propria remunerazione e lo stipendio degli operai che da lui dipendevano. E’ stato colui che ha dato il colpo di grazia alla dignità lavorativa degli operai metalmeccanici (e, di conseguenza, come sempre accade in Italia, di tutti gli altri operai e dipendenti a seguire…). E’ stato colui il quale diceva ai sindacati “prendere o lasciare”, altro che contrattazione.
E’ stato colui che ha portato la sede legale della (ex) Fiat e la sua residenza all’estero, in modo da NON pagare le tasse in Italia. E l’Italia dovrebbe incensarlo, lodarlo, proporlo ad esempio?
Ogni cittadino che si professi minimamente “di sinistra” dovrebbe criticarlo da vivo e, a maggior ragione, da morto: per i danni che ha fatto al mondo del lavoro e per quanto era “lontano” dalla vita di ogni giorno delle persone comuni, dall’alto dei suoi stipendi vergognosi e dei benefit che gridano giustizia (e di cui fino a poco tempo fa ha stragoduto).
Che entri pure nel pantheon del partito di renzi e di quelli a lui affini: personalmente continuo a ritenerlo un soggetto non degno di ammirazione.
E se proprio dobbiamo trovare un esempio di come si costruisce una “comunità” che lavora e fa progredire il proprio Paese, ci viene in aiuto l’Unesco, che ha recentemente proclamato “patrimonio dell’umanità” un modello di fabbrica dal volto umano l’Ivrea di Adriano Olivetti.
Ecco, abbiamo bisogno di modelli fulgidi da proporre alle nuove generazioni? Olivetti, non Marchionne.

19 giugno 2018

Censimenti...

L’ultimo “censimento” su base razziale che si ricordi risale credo al 1905.
Fu pubblicato nel Zigeuner-Buch e costituì la base “pratica”, oltre che ideologica, su cui Hitler e soci si basarono per realizzare lo sterminio dei Rom accanto a quello degli ebrei (e di tanta altra gente “schedata”).
Nemmeno questo basta per poter etichettare come “nazista” il ministro dell’interno che ci ritroviamo?
Ci siamo stracciati le vesti ogni volta che in qualche altro stato europeo si affacciava alla ribalta di governo qualche esponente che non faceva mistero delle proprie inclinazioni verso devastanti quanto improbabili “soluzioni finali” quando si trattava di approcciare un problema riguardante la “diversità” (di stato sociale, di storie personali o di qualsiasi altra sorta di “status” particolare): muri, divieti, restrizioni della libertà.
Ora che siamo riusciti nell’impresa di far andare noi al governo un politico di siffatto “spessore”, la maggior parte dei media italiani riducono il tutto a semplice propaganda quando non ad allegro folklore.
“Come nascono i lager? Facendo finta di nulla”, raccontava Primo Levi in una conversazione con Enzo Biagi.
Ecco. Forse la decadenza palpabile del nostro Paese sta anche in questo: i grandi giornalisti del passato realizzavano interviste di grande respiro con grandi personalità che avevano tanto da insegnare e da raccontarci, i piccoli giornalisti di adesso fanno a gara a chi prima riesce ad avere una frase, quella che sia, del padano più cool del momento.
Uno slogan ci seppellirà...

01 giugno 2018

Viva il cambiamento!

Agli Interni un esagitato bavoso che promette di togliere i fondi che permettono di gestire alla meno peggio il grande flusso migratorio che da sempre attraversa e sempre attraverserà il nostro Paese.
Alle politiche della famiglia un omofobo, che vuole abolire la legge 194 ed è amico dei nazifascisti (le sue frequentazioni con ambienti inneggianti al nazismo sono più che provate da tempo).
Alla Difesa una "esperta" nel reclutare mercenari per fare i lavori sporchi (vedi Libia).
Al Ministero dell'Economia un "professore" che vuole finanziare l'orribile flat tax (che favorirà i più ricchi) aumentando l'IVA (che colpisce soprattutto i redditi medio-bassi).
Alle Politiche Europee un antieuropeista, esperto nel "sistemare" qualche bilancio di qualche grossa società di cui è stato Presidente.
All'Agricoltura l'amico di forzanuova che dà del terrone a tutti i cittadini al di sotto della pianura padana.
Alle infrastrutture (ministero da sempre strategico in Italia) un assicuratore che ancora non ha capito dove si trova e soprattutto perchè (si sta ancora concentrando per capirlo).
Alla Giustizia un avvocaticchio che prima di entrare in Parlamento dichiarava meno di un impiegato medio e ora ha decuplicato i suoi guadagni.
Al Ministero per il Sud una deputata che nel proprio curriculum ha solo il fatto di essere, appunto, meridionale.
All'Istruzione un professore di ginnastica.
Allo Sviluppo Economico, Lavoro e Politiche Sociali (forse il più importante dicastero per i prossimi anni in Italia) uno steward di stadio che non riesce a mettere insieme una frase principale con una subordinata (specie se quest'ultima deve avere un congiuntivo).
Ecco il "governo del cambiamento".
C'è solo da mettersi d'accordo "cambiamento" verso dove: a una prima occhiata direi verso l'abisso...

05 marzo 2018

Benvenuti nell'incubo

Peggio di così...
Era difficile immaginare che le elezioni politiche potessero produrre uno scenario più sconvolgente di questo, in cui i trionfatori sono i due personaggi in assoluto peggiori del panorama politico italiano. Personalizzazione di due partiti che traggono linfa vitale unicamente dalle peggiori pulsioni che possono albergare nell’essere umano: razzismo, intolleranza, egoismo, arrivismo, culto del potere, omofobia, giustizialismo, machismo.
Servirebbe un vocabolario intero, in negativo, per descrivere l’incubo in cui ci siamo risvegliati all’indomani della chiusura dei seggi. Per sfociare nell’horror manca solo un governo giallo-verde-nero, con Salvini all’interno, DiBattista agli esteri e Meloni alla Difesa.

E la cosa ancora più inquietante è che questo risultato è esattamente lo specchio del Paese, che da oggi ufficialmente non è più il Bel Paese.