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02 luglio 2011

Vendola: pragmatismo all'ennesima potenza o tradimento?

Che a non applicare immediatamente il risultato dei referendum sull'acqua sia proprio Vendola, che si è speso e non poco per il successo straordinario che gli stessi quesiti referendari hanno avuto, fa decisamente specie.
Come sappiamo, uno dei referendum ha abolito la possibilità per i gestori (tutti i gestori, pubblici o privati che siano) di usufruire di un aumento del 7% delle tariffe come remunerazione del capitale investito.
Orbene, Vendola ha annunciato che la Regione Puglia non può permettersi di togliere quel balzello, giustificando tale decisione con la circostanza che quel 7% in più serve, alla Puglia, a pagare un bond che la giunta Fitto aveva contratto con Merryl Linch nel 2003. Il che è vero, ma non giustifica lo stretto (ed inscindibile secondo la Giunta Vendola) collegamento tra le due cose.
Se è vero, come è vero e come viene giustamente ricordato dallo stesso Presidente Vendola, che l'Aquedotto Pugliese sta compiendo una importante opera di risanamento e di rilancio, tornando a macinare utili etc. etc., perché non cercare "altrove" le coperture finanziarie per rimediare agli errori delle amministrazioni passate? Perché continuare a far pesare questi costi sugli utenti?
Questo, francamente, non si riesce a capire, e nemmeno si riesce ad accettare da un leader che ha fatto di questi argomenti e di questi temi la campagna costante della sua attività politica e amministrativa.
Quel che passa nell'immaginario collettivo è che Vendola sia il primo a tradire i referendum su cui tanto ha investito nella discussione politica pubblica recente.
E' un passo falso, per il quale andrebbe fatta immediata riparazione.

21 giugno 2011

Il partito che non c'è

Il Partito Democratico non ha una posizione univoca che sia UNA!
Almeno sulle questioni che dovrebbero essere fondative di un partito.
Non ce l'ha sul lavoro, dove accanto alle posizioni di Ichino e Veltroni (praticamente appiattite su quelle di Marchionne e dei sindacati complici) cercano spazio quelle di Fassina, o dello stesso Bersani, decisamente più attente ai lavoratori.
Non ce l'ha sui temi biologici e su quelli etici; e fino a quando Fioroni e soci non seguiranno le orme della Binetti traslocando altrove, ben difficilmente il PD potrà fare grandi battaglie di civiltà.
Dopo il grande successo dei Referendum, sembrava aver trovato una linea "passabile" sull'approccio ai beni comuni come l'acqua. Ed invece eccolo ribadire la validità di una sciagurata proposta di legge che, spingendo verso il modello toscano delle società miste, di fatto tradisce la pronuncia referendaria e poco si discosta dai provvedimenti presi dal governo con il Decreto Sviluppo in corso di approvazione in questi giorni.
Non solo possibilità di società miste pubblico-privato, ma anche remunerazione dei capitali investiti e Autorità nazionale a nomina politica nella proposta di legge del PD.
Come si possa affermare che questa proposta, che ribadiamo scellerata, recepisca il risultato dei referendum, quando è evidente che va esattamente nella direzione opposta al pronunciamento dei cittadini sui due quesiti votati, rimane un ardito esercizio di equilibrismo che molti "dirigenti" del PD non hanno esitato a mettere in pratica. Con molta faccia tosta e poca vergogna.
Forse, piuttosto che seguire il PD in questo barcamenarsi tra l'essere e il non essere, Vendola dovrebbe dedicare le proprie energie e il proprio tempo (oltre che ad occuparsi della Puglia) a ricostruire una Sinistra che sia realmente alternativa alla deriva che questo capitalismo al tramonto rischia di condannare buona parte del mondo.
Con l'Italia in prima fila sul ponte del Titanic...

22 ottobre 2010

Liscia o gassata, purchè sia industriale.

Non c'è niente da fare, al PD la "buona acqua" (tipo quella pubblicizzata dalla Littizzetto per capirci) risulta proprio indigesta.
Non avendo potuto in alcun modo fermare la raccolta di firme per i referendum del Forum per l'acqua "pubblica" e avendo forse sentore di come andrà a finire quella partita (con una mobilitazione dal basso di quel livello non c'è partito che la possa sconfiggere..), ecco che il non partito delle non idee si trasforma rapidamente nell'efficientissimo partito delle idee pessime.
Ecco allora che il PD elabora (parola grossa per il PD, in effetti) la proposta di legge ufficiale in materia di acqua, che sottoporrà alla discussione tra gli iscritti.
Ora, al di là del fatto che non si capisce di quali "iscritti" stiamo parlando e di quali potranno mai essere le forme di discussione di una proposta di legge già bella e incartata, diamo un'occhiata ai contenuti della stessa, per capire una volta di più di quanto PD e PDL siano sempre più spesso due facce della stessa medaglia.
Secondo il PD, pubblico deve rimanere solo l'acquedotto, ovvero le reti, mentre la gestione DOVRA' essere affidata a chi garantisce la gestione industriale. In altre parole a società (spesso a delinquere) sul modello di Acea e Acqualatina, tanto per fare due nomi terrificanti...
Ma anche su tutto il resto tale proposta ricalca il modello nato nel 1994 con la legge Galli. Ad esempio rimane la remunerazione del capitale investito, ovvero quel profitto garantito per legge (e pagato dai cittadini) che i referendum del Forum vogliono abrogare.
In definitiva: il PD sposa in pieno il modello industriale!
E come potrebbe essere diversamente? Nel cda di Acqualatina (tristemente nota alle cronache italiche per chiudere i rubinetti ai cittadini che non pagano l'acqua rincarata a volte del 3000 per cento) siede Luigi Besson, uno dei tecnici (sic!) del PD in tema di acqua. Analoghe situazioni in Calabria, in Sicilia, in Campania, nel Lazio, per non parlare dell'Emilia: una infinità di società figlie di quella "gestione industriale" tanto cara al PD, e che tanti danni ha fatto e continua a fare sul nostro territorio.
Sentore di conflitto di interessi?!? NAAAA!!! Queste cose nel PD non esistono: gli interessi non confliggono affatto! Sono proprio quelli e nel PD non si preoccupano più di tanto di nasconderli...
Chissà cosa ne pensa la famigerata "base" del PD di questa ennessima "scivolata" del partito...

17 giugno 2010

«No all'acqua pubblica». Nel PD vergogna senza fine...

All'interno del PD si è ufficializzato un comitato CONTRO i referendum per l'acqua pubblica. Era nell'aria e lo stesso Bersani ha sempre mantenuto un atteggiamento ondivago in proposito, ma ora è ufficiale: il PD del maanchismo è "anche" contro l'acqua pubblica. Almeno in parte.
Di sicuro il solerte Antonio Iannamorelli (un qualsiasi carneade nel PD può fare un po' quel che capperi gli pare...) ha raccolto attorno alla sua iniziativa un bel po' di "quadri" del PD, nel senso di amministratori locali che, evidentemente, non vogliono farsi sfuggire dalle mani la possibilità di fare un po' di soldini vendendo a peso d'oro l'acqua ai propri cittadini. Votantonio Iannamorelli ha detto che il comitato contro i referendum vuole proporre un modello misto pubblico-privato (sic!), e che lo chiamerà "modello-Bersani". Con ciò ponendo una solida lastra di marmo sul futuro dello stesso Bersani e, probabilmente, dell'intero PD, che aggiunge vergogna a vergogna, dimostrando ogni giorno di più di essere lontano, molto lontano, dalle istanze dei cittadini che vogliono una nuova società e che chiedono di essere rappresentati in tal senso. Ma anche (è proprio il caso di dirlo!) dai suoi stessi attivisti e sostenitori, che sempre più sono choccati da un partito che non riesce nemmeno ad avere una linea chiara su una realtà così semplice: l'acqua è un bene comune non mercificabile. Punto.

17 aprile 2010

Di Pietro faccia un passo indietro

L'iniziativa dell'IdV di Di Pietro di depositare un proprio quesito referendario contro (forse) la privatizzazione dell'acqua rischia di vanificare l'enorme sforzo del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, che da mesi ha messo in moto centinaia di comitati sparsi su tutto il territorio nazionale per promuovere 3 quesiti referendari, e ora per iniziare la raccolta di firme, che mirano ad abrogare quelle disposizioni di legge che permetterebbero di far diventare l'acqua, bene comune per eccellenza, una merce nella disposizione delle multinazionali della guerra e della povertà.
L'iniziativa di Di Pietro appare assolutamente speculativa, di mera propaganda politica, mirata ad attirare visibilità su un unico partito (che sembra già diventato più "partito" dei vecchi partiti), laddove i Movimenti avevano espressamente chiesto che le forze politiche che si riconoscevano in questa battaglia la appoggiassero e sostenessero senza però appropriarsene.
Peraltro il quesito depositato dall'IdV punta alla sola abrogazione dell’articolo 15 della Legge Ronchi, come se volesse dare un colpo al cerchio ed una alla botte, non scontendando tutti quei potentati, interni anche al PD, che hanno le mani in pasta nelle sopra citate multinazionali dell'acqua.
La battaglia per l'acqua pubblica, però, ha raccolto un movimento dal basso che non teme questi artifici dei soliti politici di mestiere, e saprà portare avanti in maniera "trasparente" e "pulita" le proprie indiscutibili ragioni per far affermare in maniera definitiva che l'acqua è un bene dell'umanità intera e che deve rimanere nella disponibilità di tutti, e non dei caltagirone di turno.
Se Di Pietro non farà un passo indietro, rinunciando a questa sciocca iniziativa propagandistica, rischia di "bruciarsi" con l'acqua.
Ossimoro niente male per un politico che sta cominciando a dare preoccupanti segni di cedimento democratico.