Io credo che JKF sia stato ucciso da Lee Oswald con un proiettile che ha giocato nella macchina alla pazza impazzita entrando e uscendo da tutte le parti nella testa del Presidente USA.
Io credo che non esistano altre forme di vita al di fuori della Terra.
Io credo che il DC9 di Ustica sia esploso in volo a causa di un cedimento strutturale.
Io credo che, applicandomi per un paio di mesi, riuscirò a far volare un Boeing 757 a livello del suolo per alcuni chilometri per farlo schiantare dritto dritto contro il Pentagono (frenando appena in tempo per danneggiare solo il primo anello e non quelli immediatamente più interni).
Io credo che Pinelli sia volato dalla finestra perchè si è sbilanciato da solo volendo uccidere una mosca che si era posata sul vetro.
E poi credo che Tartaglia abbia lanciato su berlusconi una statuetta del Duomo di Milano causandogli in un sol colpo un taglio appena sotto l'occhio, la frattura del setto nasale, la rottura di due denti e un taglio al labbro. Danni così seri da richiedere il ricovero per tre giorni (tre) e una decina di giorni per non far rimanere sul volto del premier segno alcuno...
17 dicembre 2009
30 novembre 2009
I trent'anni di "The Wall"
Il 30 novembre 1979 veniva pubblicato lo storico album dei Pink Floyd.
Forse non il "migliore" che il più grande gruppo rock mai esistito abbia pubblicato, ma sicuramente quello "concettualmente" più importante: sintesi perfetta della elaborazione socio-culturale-psicologica che Roger Waters aveva in qualche modo "imposto" al gruppo. E che vedrà la sua naturale conclusione in "The Final Cut", in cui Waters si libera finalmente di tutti i suoi fantasmi.
The Wall, a trent'anni di distanza, è attuale più che mai: tanto musicalmente quanto concettualmente.
La musica, anche nella successiva interpretazione live degli ultimi tour del gruppo, resta di un impatto emotivo enorme. Le riflessioni sull'alienazione dell'uomo contemporaneo, e l'inquietudine a tratti angosciosa che lo permea mantengono inalterata, a trent'anni di distanza, tutta la loro forza.
Una pietra miliare, una delle poche "opere rock" che si possano definire tali. La più grande.
Forse non il "migliore" che il più grande gruppo rock mai esistito abbia pubblicato, ma sicuramente quello "concettualmente" più importante: sintesi perfetta della elaborazione socio-culturale-psicologica che Roger Waters aveva in qualche modo "imposto" al gruppo. E che vedrà la sua naturale conclusione in "The Final Cut", in cui Waters si libera finalmente di tutti i suoi fantasmi.
The Wall, a trent'anni di distanza, è attuale più che mai: tanto musicalmente quanto concettualmente.
La musica, anche nella successiva interpretazione live degli ultimi tour del gruppo, resta di un impatto emotivo enorme. Le riflessioni sull'alienazione dell'uomo contemporaneo, e l'inquietudine a tratti angosciosa che lo permea mantengono inalterata, a trent'anni di distanza, tutta la loro forza.
Una pietra miliare, una delle poche "opere rock" che si possano definire tali. La più grande.
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26 novembre 2009
Il giornalista di Feltri che minacciava se stesso
Francesco Guzzardi, giornalista collaboratore della redazione genovese del 'Giornale', e' stato denunciato alla procura dalla Digos per simulazione di reato e procurato allarme, accusato di essersi auto inviato un messaggio minatorio corredato dalla firma "terroristica" della stella a cinque punte. Il messaggio, scritto a mano, era stato messo sotto la porta della redazione del ' Giornale' di viale Brigate Partigiane la scorsa settimana. E' bastata una semplice prova calligrafica a far emergere la verita'; e Guzzardi ha ammesso di avere vergato il messaggio.
Commentare seriamente una farsa del genere, degna figliolanza del "giornalismo" del mastino di Arcore, Feltri, sarebbe darle una dignità che non merita. Preferisco riportare di seguito (l'autore non me ne vorrà) l'intervento che Alessandro Robecchi ha fatto in proposito su "Il Manifesto" di oggi: è esilarante, ma al contempo dovrebbe farci riflettere. Tanto.
La crisi rende nervosi, crea paura, confonde, e costringe molti a fare due lavori. Come non essere solidali quindi con Francesco Guzzardi, il valoroso cronista ligure de Il Giornale costretto a scriversi da sé le lettere di minaccia firmate Brigate Rosse, a consegnarle in redazione, a leggere con commozione le mail di solidarietà dei lettori? Tutto da solo! Ci chiediamo con angoscia cosa abbia dissuaso Francesco Guzzardi, questo eroe del suo tempo (e purtroppo pure del nostro) dallo spararsi in un piede, dal rapirsi da solo.
Pare di vederlo, nel sonno che si urla da solo «comunista!», magari che studia come gambizzarsi e poi che dichiara (ma questo è vero): «Se chi ha scritto questo messaggio intendeva intimorirmi o addirittura costringermi a tacere, è bene che se lo tolga subito dalla testa». Bravo Guzzardi! Non lasciarti intimorire dalle lettere di minaccia che ti scrivi! Va detto che la lettera minatoria, vergata a mano, con una stella a cinque punte e la scritta Brigate Rosse non era di quelle piacevoli. Diceva testualmente: «Non abbiamo ancora deciso se spaccare il culo prima al vostro servo Guzzardi l'infame della Val Bisagno e degli sbirri o passare prima da voi molto presto lo scoprirete» (la punteggiatura è tutta sua). Non esattamente il solito linguaggio brigatista, tanto che qualcuno si era preoccupato: dove andremo a finire se anche le Br cominciano a scrivere come un concorrente del Grande Fratello? La Digos di Genova, per fortuna, ha messo le cose a posto: è bastato far scrivere due righe al Guzzardi per capire che la vittima delle minacce e il minaccioso brigatista erano la stessa persona. Per fortuna ora è tutto chiarito, possiamo rilassarci, smettere di tremare, leggere con qualche divertimento le lettere di solidarietà all'autominacciato che se la prendono con quei cattivoni di comunisti. E magari andarsi a ripescare le dichiarazioni dei giorni scorsi sul pericolo terrorista. Il ministro Sacconi: «Prosciugare l'acqua in cui nuotano i pesci dell'eversione!». Giusto! Bravo! Prenda un po' di carta assorbente e vada a Il Giornale. Lì c'è da far bene.
(Alessandro Robecchi)
Commentare seriamente una farsa del genere, degna figliolanza del "giornalismo" del mastino di Arcore, Feltri, sarebbe darle una dignità che non merita. Preferisco riportare di seguito (l'autore non me ne vorrà) l'intervento che Alessandro Robecchi ha fatto in proposito su "Il Manifesto" di oggi: è esilarante, ma al contempo dovrebbe farci riflettere. Tanto.
La crisi rende nervosi, crea paura, confonde, e costringe molti a fare due lavori. Come non essere solidali quindi con Francesco Guzzardi, il valoroso cronista ligure de Il Giornale costretto a scriversi da sé le lettere di minaccia firmate Brigate Rosse, a consegnarle in redazione, a leggere con commozione le mail di solidarietà dei lettori? Tutto da solo! Ci chiediamo con angoscia cosa abbia dissuaso Francesco Guzzardi, questo eroe del suo tempo (e purtroppo pure del nostro) dallo spararsi in un piede, dal rapirsi da solo.
Pare di vederlo, nel sonno che si urla da solo «comunista!», magari che studia come gambizzarsi e poi che dichiara (ma questo è vero): «Se chi ha scritto questo messaggio intendeva intimorirmi o addirittura costringermi a tacere, è bene che se lo tolga subito dalla testa». Bravo Guzzardi! Non lasciarti intimorire dalle lettere di minaccia che ti scrivi! Va detto che la lettera minatoria, vergata a mano, con una stella a cinque punte e la scritta Brigate Rosse non era di quelle piacevoli. Diceva testualmente: «Non abbiamo ancora deciso se spaccare il culo prima al vostro servo Guzzardi l'infame della Val Bisagno e degli sbirri o passare prima da voi molto presto lo scoprirete» (la punteggiatura è tutta sua). Non esattamente il solito linguaggio brigatista, tanto che qualcuno si era preoccupato: dove andremo a finire se anche le Br cominciano a scrivere come un concorrente del Grande Fratello? La Digos di Genova, per fortuna, ha messo le cose a posto: è bastato far scrivere due righe al Guzzardi per capire che la vittima delle minacce e il minaccioso brigatista erano la stessa persona. Per fortuna ora è tutto chiarito, possiamo rilassarci, smettere di tremare, leggere con qualche divertimento le lettere di solidarietà all'autominacciato che se la prendono con quei cattivoni di comunisti. E magari andarsi a ripescare le dichiarazioni dei giorni scorsi sul pericolo terrorista. Il ministro Sacconi: «Prosciugare l'acqua in cui nuotano i pesci dell'eversione!». Giusto! Bravo! Prenda un po' di carta assorbente e vada a Il Giornale. Lì c'è da far bene.
(Alessandro Robecchi)
26 ottobre 2009
Se la scelta è tra puttanelle minorenni e transessuali
"Come un branco di lupi affamati che scende dagli altipiani ululando o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina. Uno dice: che male c'è a organizzare feste private con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato? Non ci siamo capiti, e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?"
E poi: "... di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente".
Questa la spietata fotografia del nostro Paese che solo un artista del calibro di Battiato poteva regalarci, condensando in poche parole tutto lo spaesamento che ci troviamo a vivere in questi tempi bui.
Perchè se l'opinione pubblica non sa far altro che dividersi sulla affermazione se sia meglio andar per puttanelle minorenni piuttosto che per transessuali, allora la nostra società civile è ad un passo dall'abisso.
Resta però il fatto che gli accadimenti riguardanti lo psiconano e quelli che sono piombati addosso al presidente (ex) del Lazio Marrazzo non sono trattabili in parallelo, non sono la stessa cosa, e solo il michele boccia di turno può non vederlo o far finta di non vederlo.
Posto, infatti, che entrambi i comportamenti possano essere inquadrabili come "eticamente non consoni" (in realtà ciò che personalmente ritengo "non consono" in entrambe le situazioni è la circostanza che questi atteggiamenti pongono personalità politiche di spicco e di responsabilità in una situazione di ricattabilità), non sono stati vissuti e metabolizzati dai protagonisti nella stessa maniera e con la stessa correttezza.
Per scavare un solco incolmabile basterebbe già la reazione dei due protagonisti: l'uno si vergogna pubblicamente delle sue debolezze, l'altro ne fa motivo di vanto e di "celodurismo" squallido.
Ma non è, ovviamente, solo questo.
Marrazzo, pur tentando una blanda difesa iniziale, ha immediatamente ammesso le sue responsabilità, scusandosi e facendosi da parte. Lo psiconano ha continuato imperterrito a MENTIRE spudoratamente, facendo finta che nulla sia successo, facendo finta di non conoscere Tarantini (è appurato oramai che si sentissero frequentemente e che avessero rapporti e contatti continui), facendo finta di non avere quei problemi di scompenso della sfera sessuale che tutto il mondo gli attribuisce. E, soprattutto, non solo non si è mosso dal suo posto di potere, ma ha rilanciato col famoso "vi farò vedere di che pasta sono fatto!".
Vi sembra poco?
Per farci capire bene poi cosa intendesse con quella frase, si è precipitato in tutta segretezza dal suo amico Putin, uno tra i più democratici capi di uno tra i più democratici e trasparenti Stati del mondo. Che Putin sia esperto nel far sparire gli oppositori politici e i giornalisti scomodi, senza subirne alcuna conseguenza, è fatto risaputo.
Chissà cosa ci è andato a fare berlusconi da Putin...
E' patetico, quindi, che i consueti cagnolini che rispondono ai nomi di gasparri, capezzone e compagnia cantante tentino di gettare tutto in caciara al grido "siamo tutti uguali"; così come è triste dover constatare che le voci che si sono levate dal PD a difesa dell'"amministratore" Marrazzo siano state molto flebili, quasi non udibili...
Evidentemente il PD accetta di farsi trascinare nella stessa melma di coltura di berlusconi, non essendo capace di fare pulizia al proprio interno.
Povera Patria...
E poi: "... di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente".
Questa la spietata fotografia del nostro Paese che solo un artista del calibro di Battiato poteva regalarci, condensando in poche parole tutto lo spaesamento che ci troviamo a vivere in questi tempi bui.
Perchè se l'opinione pubblica non sa far altro che dividersi sulla affermazione se sia meglio andar per puttanelle minorenni piuttosto che per transessuali, allora la nostra società civile è ad un passo dall'abisso.
Resta però il fatto che gli accadimenti riguardanti lo psiconano e quelli che sono piombati addosso al presidente (ex) del Lazio Marrazzo non sono trattabili in parallelo, non sono la stessa cosa, e solo il michele boccia di turno può non vederlo o far finta di non vederlo.
Posto, infatti, che entrambi i comportamenti possano essere inquadrabili come "eticamente non consoni" (in realtà ciò che personalmente ritengo "non consono" in entrambe le situazioni è la circostanza che questi atteggiamenti pongono personalità politiche di spicco e di responsabilità in una situazione di ricattabilità), non sono stati vissuti e metabolizzati dai protagonisti nella stessa maniera e con la stessa correttezza.
Per scavare un solco incolmabile basterebbe già la reazione dei due protagonisti: l'uno si vergogna pubblicamente delle sue debolezze, l'altro ne fa motivo di vanto e di "celodurismo" squallido.
Ma non è, ovviamente, solo questo.
Marrazzo, pur tentando una blanda difesa iniziale, ha immediatamente ammesso le sue responsabilità, scusandosi e facendosi da parte. Lo psiconano ha continuato imperterrito a MENTIRE spudoratamente, facendo finta che nulla sia successo, facendo finta di non conoscere Tarantini (è appurato oramai che si sentissero frequentemente e che avessero rapporti e contatti continui), facendo finta di non avere quei problemi di scompenso della sfera sessuale che tutto il mondo gli attribuisce. E, soprattutto, non solo non si è mosso dal suo posto di potere, ma ha rilanciato col famoso "vi farò vedere di che pasta sono fatto!".
Vi sembra poco?
Per farci capire bene poi cosa intendesse con quella frase, si è precipitato in tutta segretezza dal suo amico Putin, uno tra i più democratici capi di uno tra i più democratici e trasparenti Stati del mondo. Che Putin sia esperto nel far sparire gli oppositori politici e i giornalisti scomodi, senza subirne alcuna conseguenza, è fatto risaputo.
Chissà cosa ci è andato a fare berlusconi da Putin...
E' patetico, quindi, che i consueti cagnolini che rispondono ai nomi di gasparri, capezzone e compagnia cantante tentino di gettare tutto in caciara al grido "siamo tutti uguali"; così come è triste dover constatare che le voci che si sono levate dal PD a difesa dell'"amministratore" Marrazzo siano state molto flebili, quasi non udibili...
Evidentemente il PD accetta di farsi trascinare nella stessa melma di coltura di berlusconi, non essendo capace di fare pulizia al proprio interno.
Povera Patria...
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17 ottobre 2009
Poteri forti
"Ne sentirete delle belle", ci aveva preannunciato lo psiconano pidduista puttaniere, parlando del Giudice Mesiano.
Evidentemente aveva già dato ordine a quella stuola di schifidi servi che si spacciano per giornalisti di pedinarlo (come facevano le BR, e come fa tutt'oggi la mafia) per evidenziarne gli atteggiamenti "stravaganti". Insomma, per avallare la convinzione più volte espressa dall'impotente padrone di mediaset, e mai ritirata, che i magistrati sono psicologicamente instabili.
Attenzione ai colpi di coda del caimano morente, ci ammoniva qualche giorno fa un illustre politologo dei nostri tempi. Ed è vero.
La montatura che il premier da bagaglino (espressione dell'On. Bindi, cui vanno riconosciuti i diritti) sta tentando di metter su contro il giudice che gli ha ordinato di rimborsare alla CIR tutti i danni causati da vent'anni a questa parte al gruppo di De Benedetti è di quelle veramente "basse". Per quanto facilmente smontabile.
E' evidente infatti che questi fantomatici testimoni, che avrebbero sentito il giudice parlare in una cena privata (per quanto in un locale pubblico) in termini poco in sintonia con berlusconi, fossero già "nella disponibilità" dei teppisti del "Giornale" di famiglia all'epoca dei fatti.
Pertanto nulla impediva al premier di avanzare istanza di ricusazione di un giudice così evidentemente ostile, per evitare una sentenza che rischia di mandare sul lastrico (speriamo) l'intera famiglia!
Così non è stato. Perchè?
Semplicemente perchè questi testimoni non esistono: sono poveri cristi al soldo di tappetino-feltri azionati giusto per fare un po' di caciara.
E per dare forza alla sciagurata proposta di far eleggere i giudici dal popolo: così come richiesto dalla mafia nel famoso "papiello"...
Evidentemente aveva già dato ordine a quella stuola di schifidi servi che si spacciano per giornalisti di pedinarlo (come facevano le BR, e come fa tutt'oggi la mafia) per evidenziarne gli atteggiamenti "stravaganti". Insomma, per avallare la convinzione più volte espressa dall'impotente padrone di mediaset, e mai ritirata, che i magistrati sono psicologicamente instabili.
Attenzione ai colpi di coda del caimano morente, ci ammoniva qualche giorno fa un illustre politologo dei nostri tempi. Ed è vero.
La montatura che il premier da bagaglino (espressione dell'On. Bindi, cui vanno riconosciuti i diritti) sta tentando di metter su contro il giudice che gli ha ordinato di rimborsare alla CIR tutti i danni causati da vent'anni a questa parte al gruppo di De Benedetti è di quelle veramente "basse". Per quanto facilmente smontabile.
E' evidente infatti che questi fantomatici testimoni, che avrebbero sentito il giudice parlare in una cena privata (per quanto in un locale pubblico) in termini poco in sintonia con berlusconi, fossero già "nella disponibilità" dei teppisti del "Giornale" di famiglia all'epoca dei fatti.
Pertanto nulla impediva al premier di avanzare istanza di ricusazione di un giudice così evidentemente ostile, per evitare una sentenza che rischia di mandare sul lastrico (speriamo) l'intera famiglia!
Così non è stato. Perchè?
Semplicemente perchè questi testimoni non esistono: sono poveri cristi al soldo di tappetino-feltri azionati giusto per fare un po' di caciara.
E per dare forza alla sciagurata proposta di far eleggere i giudici dal popolo: così come richiesto dalla mafia nel famoso "papiello"...
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