Dopo aver perso la Regione Piemonte, la sinistra (o il centro-sinistra se preferite) si avvia a regalare anche un'altra delle sue roccaforti: il capoluogo piemontese, ovverosia la città (ex-)industriale per eccellenza.
La lezione della sconfitta di Bresso (dovuta quasi esclusivamente alla sordità del PD torinese alle istanze dei movimenti di base dei cittadini) sembra non sia servita a nulla.
Cosicchè l'attuale sindaco Chiamparino è andato verso una ineluttabile deriva, perdendo definitivamente ogni contatto con la città (intesa come la sua essenza vitale: operai, movimenti, società civile) quando non ha sostenuto la Fiom contro il ricatto di Marchionne.
Sino a pochi giorni fa il sindaco ha quasi flirtato con il manager del maglioncino, credendo ad ogni menzogna che l'uomo della Chrysler gli ha propinato. Ora sembra sconvolto da ciò che appariva lampante a tutti coloro che da tempo si oppongono alle sordide macchinazioni finanziar-affaristiche dell'AD Fiat.
Ma Marchionne vuole andarsene da Torino (e dall'Italia) e prima o poi lo farà.
Il Chiampa è quindi quanto meno uno sprovveduto e, di conseguenza, un ottimo condidato alle primarie del PD...
Ma coloro che dovrebbero prenderne il testimone, alla guida della città del nord con la maggiore vivacità culturale e civica, non sembrano brillare particolarmente.
Anche volendo prescindere dall'impresentabile Fassino, pronto a votare sì al ricatto di Marchionne (senza nemmeno sapere di cosa stesse parlando), nessuno degli altri candidati sembra avere il coraggio di rappresentare in maniera chiara ed inequivocabile le istanze più vere dei cittadini torinesi: la difesa dei diritti dei lavoratori, del territorio (ma è vero che tutti hanno firmato un protocollo di intesa in cui è anche prevista la TAV così come è prevista oggi?), della cultura.
Sembrano tutti prigionieri della logica delle primarie: cercare di apparire buoni per tutti i gusti, sacrificando se occorre le proprie idee più vitali.
A meno di nuove candidature dell'ultima ora (Airaudo sarebbe stato l'ideale ma anche Cremaschi non mi dispiacerebbe), vedo Torino fare la fine della Regione Piemonte: regalata alle barbariche e incolte orde leghiste. Un peccato per una città di così grande cultura.
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05 febbraio 2011
15 gennaio 2011
Mille di queste sconfitte
La FIOM, unica sigla sindacale confederata (oltre a Cobas e Usb) schierata contro l'ipotesi di accordo-ricatto su Mirafiori, non è riuscita a fare il miracolo.
Il sì ha prevalso con il voto decisivo degli impiegati, cioè di quella parte di "dipendenti" che sono sicuramente più vicini all'azienda che non ai lavoratori operativi, e che meno (o per nulla) sono toccati dalle infami condizioni capestro che l'uomo del maglioncino vuole imporre agli operai della Fiat; e che per buona parte sono capi e struttura gerarchica. Gli operai delle linee di montaggio hanno detto di no.
Ma non si tratta di una sconfitta per questi lavoratori. Anzi.
Per poter dare una valutazione seria di questo risultato occorre ricordare che il “fronte del no” aveva solo il 29% dei consensi all'interno di Mirafiori. Si è quindi verificato un “quasi” rovesciamento degli equilibri interni a questa fabbrica, con i lavoratori che per il 46% e oltre hanno aderito alle ragioni del no.
Forse, risultato peggiore per i sostenitori di questa "modernizzazione", che in realtà riporta la fabbrica a condizioni di lavoro ottocentesche, non ci poteva essere. Dovranno operare questa restaurazione sapendo di avere contro pressocchè la maggioranza dei lavoratori interessati. Non sarà facile.
Speriamo che questo dato dia una spinta decisiva a tutto il movimento che va preparando lo sciopero generale dei metalmeccanici del 28 gennaio: “vincere è possibile”, come aveva spiegato Maurizio Landini prima del voto.
E vincere è davvero possibile.
Partiamo dall'appoggiare le lotte degli operai e degli studenti, continuiamo con la grande stagione referendaria che ci consentirà di fermare il nucleare, riportare l'acqua nell'alveo dei beni comuni e abolire quell'obbrobrio del legittimo impedimento e diamo la spallata finale al corruttore di minorenni, e ai suoi cortigiani fascisti in salsa verde.
Apriamo una nuova stagione per il nostro Paese, prima che sia troppo tardi per risollevarci.
Il sì ha prevalso con il voto decisivo degli impiegati, cioè di quella parte di "dipendenti" che sono sicuramente più vicini all'azienda che non ai lavoratori operativi, e che meno (o per nulla) sono toccati dalle infami condizioni capestro che l'uomo del maglioncino vuole imporre agli operai della Fiat; e che per buona parte sono capi e struttura gerarchica. Gli operai delle linee di montaggio hanno detto di no.
Ma non si tratta di una sconfitta per questi lavoratori. Anzi.
Per poter dare una valutazione seria di questo risultato occorre ricordare che il “fronte del no” aveva solo il 29% dei consensi all'interno di Mirafiori. Si è quindi verificato un “quasi” rovesciamento degli equilibri interni a questa fabbrica, con i lavoratori che per il 46% e oltre hanno aderito alle ragioni del no.
Forse, risultato peggiore per i sostenitori di questa "modernizzazione", che in realtà riporta la fabbrica a condizioni di lavoro ottocentesche, non ci poteva essere. Dovranno operare questa restaurazione sapendo di avere contro pressocchè la maggioranza dei lavoratori interessati. Non sarà facile.
Speriamo che questo dato dia una spinta decisiva a tutto il movimento che va preparando lo sciopero generale dei metalmeccanici del 28 gennaio: “vincere è possibile”, come aveva spiegato Maurizio Landini prima del voto.
E vincere è davvero possibile.
Partiamo dall'appoggiare le lotte degli operai e degli studenti, continuiamo con la grande stagione referendaria che ci consentirà di fermare il nucleare, riportare l'acqua nell'alveo dei beni comuni e abolire quell'obbrobrio del legittimo impedimento e diamo la spallata finale al corruttore di minorenni, e ai suoi cortigiani fascisti in salsa verde.
Apriamo una nuova stagione per il nostro Paese, prima che sia troppo tardi per risollevarci.
19 giugno 2010
La Fiom non ceda a Pomigliano! E' l'ultima speranza di resistenza.
«Clausole integrative del contratto individuale di lavoro - Le Parti convengono che le clausole del presente accordo integrano la regolamentazione dei contratti individuali di lavoro al cui interno sono da considerarsi correlate ed inscindibili, sicché la violazione da parte del singolo lavoratore di una di esse costituisce infrazione disciplinare di cui agli elenchi, secondo gradualità, degli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari conservativi e ai licenziamenti per mancanze e comporta il venir meno dell'efficacia nei suoi confronti delle altre clausole».
Questi sono i veri contenuti dell'accordo sciagurato che padron Marchionne ha imposto e che i sindacati complici si sono precipitati a firmare.
Si introduce il principio di libera licenziabilità del lavoratore considerato inadempiente dall'azienda, principio che viola lo Statuto dei lavoratori e la Costituzione.
La gravità inaudita di questa clausola è passata quasi totalmente sotto silenzio, ma è fondamentalmente su questo che si è incentrata, giustamente, la totale contrarietà della Fiom.
Questo accordo è illegale e incostituzionale, il referendum che Fiat e sindacati-canaglia hanno imposto ai lavoratori di Pomigliano non ha, di conseguenza, rilevanza alcuna. La CGIL non lasci sola la Fiom in questa battaglia! (Se la Camusso vuole spazzare via il suo passato non troppo entusiasmante di sindacalista, questa è l'occasione buona...)
L'opposizione di sinistra (o ciò che ne rimane) non lasci sola la Fiom in questa battaglia!
Tutti noi che non vogliamo morire berlusconiani non dobbiamo lasciare sola la Fiom in questa battaglia di resistenza e libertà!
Questi sono i veri contenuti dell'accordo sciagurato che padron Marchionne ha imposto e che i sindacati complici si sono precipitati a firmare.
Si introduce il principio di libera licenziabilità del lavoratore considerato inadempiente dall'azienda, principio che viola lo Statuto dei lavoratori e la Costituzione.
La gravità inaudita di questa clausola è passata quasi totalmente sotto silenzio, ma è fondamentalmente su questo che si è incentrata, giustamente, la totale contrarietà della Fiom.
Questo accordo è illegale e incostituzionale, il referendum che Fiat e sindacati-canaglia hanno imposto ai lavoratori di Pomigliano non ha, di conseguenza, rilevanza alcuna. La CGIL non lasci sola la Fiom in questa battaglia! (Se la Camusso vuole spazzare via il suo passato non troppo entusiasmante di sindacalista, questa è l'occasione buona...)
L'opposizione di sinistra (o ciò che ne rimane) non lasci sola la Fiom in questa battaglia!
Tutti noi che non vogliamo morire berlusconiani non dobbiamo lasciare sola la Fiom in questa battaglia di resistenza e libertà!
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